La sera del 28 marzo il Comune di Nerola scrive sul proprio profilo social che seppure da martedì 30 marzo il Lazio passerà a “zona arancione”, non condivide pienamente la scelta di riaprire le scuole per due giorni.
Sul post, il Comune informa “riapriranno le nostre scuole dell’infanzia, primaria e media. Scelta consentita principalmente dall’attuale contenimento del virus nel nostro Comune e in assenza di motivi ostativi specifici alla ripresa della regolare didattica in presenza”.
Poi, rivolgendosi ai genitori, ribadisce le raccomandazioni del caso pregandoli “in particolare a misurare la temperatura prima di far entrare gli alunni in classe”. Il post comunale invita inoltre “ad evitare di far rientrare gli alunni, in caso di minimo sospetto, raffreddore o febbre”.
Nel messaggio dell’amministrazione ai cittadini viene infine ricordato di “mantenere alta l’attenzione e le precauzioni necessarie per prevenire il diffondersi del virus a tutela di tutta la collettività!”.
E’ evidente che l’amministrazione comunale non parli a titolo personale e le perplessità che manifesta sono la sintesi del pensiero generale della cittadinanza.
Queste continue disposizioni hanno esasperato i cittadini di tutta Italia, non solo di Nerola, anche se ci rendiamo tutti conto della difficoltà oggettiva di chi è deputato alle decisioni. Decisioni che in ogni caso scontentano alcuni e soddisfano le aspettative di altri. In ogni caso, all’ombra del Castello Orsini che domina il paese, i nerolesi si adegueranno di buon grado al Dispositivo del governo, con la serietà e la correttezza che li contraddistingue.
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