È morto Jean-Paul Belmondo, l’attore francese aveva 88 anni

È morto a 88 anni Jean-Paul Belmondo. L’attore, divo della nouvelle vague, ara nato a Neuilly-sur-Seine il 9 aprile 1933. Aveva recitato anche in Italia diretto, tra gli altri, da Alberto Lattuada, Vittorio De Sica e Renato Castellani. Le sue compagne di recitazione erano state Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale, Sophia Loren e Stefania Sandrelli. Ebbe anche una relazione con l’attrice Laura Antonelli. “Era molto stanco da un po’ di tempo. È morto in silenzio”, ha detto il suo avvocato, il signor Michel Godest. L’uomo soprannominato Bébel ha girato in 80 film e lascia dietro di sé ruoli indimenticabili. Debuttò da giovane in ‘Breathless’ o fu appeso a un elicottero sopra Venezia in ‘The Man from Rio’.

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Figlio di uno scultore e di una pittrice, Jean-Paul Belmondo intraprese la carriera cinematografica dopo aver partecipato a due film di successo, ‘A doppia mandata’ di Claude Chabrol nel 1959 e ‘La ciociara’ di Vittorio De Sica nel 1960. Ha recitato in oltre 80 film, tra cui ‘A bout de souffle’ di Jean-Luc Godard e ‘Le Guignolo’ di Georges Lautner. La mattina dell’8 agosto 2001 fu colpito da un’ischemia cerebrale che lo allontanò dal grande schermo e dal teatro fino al 2008, quando tornò al cinema come protagonista del remake francese di Umberto D. di De Sica. Il 18 maggio 2011 viene insignito della Palma d’oro alla Carriera durante la 64ª edizione del Festival di Cannes. Nel 2016, assieme al regista Jerzy Skolimowski, gli viene assegnato il Leone d’oro alla carriera alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

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Belmondo è stato apprezzato come attore per il suo stile scanzonato e brillante e per il suo grande carisma, che lo hanno contraddistinto in molteplici film, spesso in ruoli da ‘duro con il cuore tenero’ e da ‘giovane aitante e spericolato’, come nelle commedie di Philippe de Broca L’uomo di Rio (1964) e L’uomo di Hong Kong (1965). Questa sua caratteristica, unitamente alla sua maschera dai lineamenti particolarmente accentuati, che ha portato a definirlo il brutto più affascinante del cinema francese, gli ha comunque permesso di variare magistralmente i suoi ruoli, recitando efficacemente anche in film drammatici come La mia droga si chiama Julie (1969) di François Truffaut e Il cadavere del mio nemico (1976) di Henri Verneuil.