Infrastrutture: il nord accelera, il sud abbandonato al suo destino

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In tema di infrastrutture, il divario esistente fra il Nord e il Sud del nostro Paese è tangibile tutt’oggi; basti pensare che nel sistema ferroviario la rete ad alta velocità si ferma alla Napoli/Salerno.
Enormi passi in avanti sono stati previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del 2021, nel quale uno dei principali obiettivi posti dalla Missione 3, dedicata alle “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, è proprio quello di superare questa differenza e di garantire “uguali opportunità di sviluppo a tutto il territorio”.
In Sicilia, lo scorso 20 ottobre è stato presentato il primo treno Frecciabianca, che collega ogni giorno Palermo a Catania e Messina, con fermate a Caltanissetta e Enna. Esso è anche in coincidenza con le navi veloci di BluFerries e con il Frecciarossa per Milano.
Si tratta di un servizio “a mercato”, finanziato, cioè, con i biglietti venduti e senza alcun contributo statale o regionale.
Inoltre, dal giugno 2022 dovrebbe essere ripristinato, dopo dodici anni, il treno notturno da Agrigento per Roma e, potenzialmente, potrebbe essere introdotto un altro InterCity che, partendo da Palermo e passando per Caltanissetta, Enna, Catania e Messina, abbia come destinazione finale Roma.
Nel PNRR è possibile leggere anche il proposito di estendere la rete ad Alta Velocità al tratto Palermo-Messina-Catania: ”Saranno realizzate le tratte intermedie del progetto, al completamento del quale si otterrà una riduzione del tempo di percorrenza di oltre 60 minuti sulla tratta Palermo-Catania rispetto alle attuali 3 ore, e un aumento della capacità da 4 a 10 treni/ora sulle tratte in raddoppio”.
Tuttavia, la questione più calda in Sicilia rimane quella del Ponte sullo Stretto di Messina.
Il ministro delle Infrastrutture e delle Mobilità sostenibili Enrico Giovannini ha proposto che venga elaborato un progetto di fattibilità tecnico-economica per il Ponte entro la primavera del 2022 da parte di Italferr, società delle Fs.
Lo scorso 30 giugno, il ministro ha ricordato che “sussistono profonde motivazioni” per realizzare il ponte e che “bisogna confrontare diverse soluzioni”.  La scelta dovrebbe essere effettuata fra il ponte a campata unica, seguendo il vecchio progetto, seppur con le dovute modifiche, e il progetto del ponte a tre campate, il quale risulta preferito nella relazione degli esperti perché “avrebbe un minor impatto ambientale e costi presumibilmente inferiori”.
Il ministro Giovannini ha spiegato che, in attesa della scelta definitiva, si punta a “migliorare la collaborazione istituzionale, attraverso l’istituzione di un tavolo di natura tecnico-politica ma anche della società civile per la gestione dell’intero processo di realizzazione delle proposte individuate”.