Femminicidio: nel Lazio “Dati che fanno rabbrividire”

Il Lazio è una delle regioni italiane in cui i dati dei femminicidi sono maggiormente preoccupanti

Nel 2018, con dodici femminicidi, la regione Lazio si era posizionata quarta in Italia nella tragica classifica della violenza sulle donne, preceduta da Lombardia, Campania e Piemonte.

Il Lazio, inoltre, aveva presentato nel 2014 “un indice di rischio significativamente superiore al valore medio nazionale, pari a 6,2 femminicidi per milione di donne residenti (a fronte di 4,9 in Italia) ed a 5,3 femminicidi in famiglia per milione di donne (contro 3,7 in Italia)”.

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La stessa analisi, svolta nel 2014, aveva fatto emergere che la provincia di Roma guidasse “la graduatoria nazionale per quanto riguarda il numero dei femminicidi familiari, con 11 vittime, seguita da Milano con 9 vittime e da Firenze con 6″.

Eloquenti anche i dati del 2017, durante il quale sono state 416 le denunce per violenza sessuale, il 17,3% in più rispetto al 2016 (quando erano 352), con una crescita superiore a quanto avviene nel resto del Paese (dove le violenze sessuali aumentano del 15%).

Sconcertante come spesso si tratti di violenze di gruppo; un dato, questo, che è facilmente ricavabile se si considera che il numero degli autori è di gran lunga superiore a quello delle vittime: 886 stupratori su 405 vittime.

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Le istituzioni laziali si sono occupate della questione e hanno introdotto diverse misure, tra le quali a spiccare è il contributo economico della Regione Lazio per le figlie e i figli minori delle donne vittime di femminicidio.

La Regione Lazio è stata la prima delle Regioni italiane ad adottare una misura a sostegno degli orfani delle vittime di femminicidio e intende sostenerli fino ai 29 anni di età, con un contributo continuativo. Un aiuto concreto per accompagnarli in maniera costante negli studi e nelle scelte future. Proprio per questo sarà riconosciuto un contributo di 10.000 euro per il primo anno, e di 5.000 per tutti gli anni successivi”, riporta il sito istituzionale. Il Campidoglio, invece, punta molto sulla sensibilizzazione.

Dati che fanno rabbrividire” – commenta il segretario generale della Uil del Lazio, Alberto Civica– “e che ci fanno comprendere quanto ci sia ancora da fare a tutela dell’universo femminile, vittima non solo di orrendi reati ma anche di una cultura fortemente maschilista che permea, oggi più che mai, la nostra società, contribuendo ad acuire quelle disparità lavorative, economiche e sociali purtroppo già preesistenti e su cui invece bisognerebbe agire in fretta, creando reti e condizioni concrete. Va considerato anche che, nonostante le donne che sporgono denuncia oggi siano più che in passato, sono però ancora molto forti e diffuse alcune forme di resistenza psicologica, dovute soprattutto alla vergogna, alla esposizione della propria intimità violata, ai sensi di colpa, al rifiuto sociale, che impediscono alla vittima di intraprendere il percorso legale, a volte per molti anni“.