Il Lago di Albano sta morendo?
Nel cuore dei Colli Albani, a sud di Roma, c’è un gioiello della natura da sempre ammirato per le sue acque cristalline e il suo paesaggio incantevole: il Lago di Albano, altrimenti detto Lago di Castel Gandolfo. Si tratta di un lago vulcanico sito nella provincia di Roma, nell’area dei Castelli Romani, sui Colli Albani. Adesso però, un’ombra inquietante si allunga sulle sue sponde: il livello delle acque si sta abbassando inesorabilmente, come se il lago stesse lentamente svanendo sotto i nostri occhi.
L’azione (dannosa) dell’uomo
Gli esperti lanciano l’allarme: il colpevole principale è l’uomo. Per anni, le falde acquifere che alimentano il lago sono state sfruttate senza tregua, prosciugate per soddisfare le insaziabili richieste idriche delle città e delle campagne circostanti. Ogni litro d’acqua sottratto ha segnato il destino del lago, privandolo di quella linfa vitale che per secoli lo ha mantenuto rigoglioso.
Anche il clima non aiuta
Ma non è solo la mano dell’uomo a stringere la morsa su questo fragile ecosistema. Anche il clima è mutato, tradendo il lago con stagioni sempre più aride, alternando lunghi periodi di siccità a brevi piogge torrenziali che non bastano a restituire ciò che è andato perduto. Le precipitazioni si fanno sempre più scarse e irregolari, lasciando il bacino privo del suo naturale rifornimento.
Un ecosistema sull’orlo del collasso
Le conseguenze sono devastanti. Le zone umide che circondano il lago, un tempo rifugio di una straordinaria biodiversità, si stanno prosciugando. Questo fenomeno condanna alla sofferenza numerose specie di flora e fauna. I pesci autoctoni lottano per la sopravvivenza in acque sempre più ristrette e inquinate, mentre alghe tossiche proliferano senza controllo, minacciando ulteriormente l’equilibrio biologico.
L’abbassamento delle acque ha rivelato distese di sedimenti un tempo sommersi, alterando la composizione chimica del lago e rendendolo sempre più vulnerabile all’inquinamento. Le possibilità delle “gite al lago” da sempre attrattiva per turisti e residenti, sono a rischio, e con esse l’economia locale che dipende dalla bellezza di questo luogo.
Si può ancora salvare il lago?
Il tempo stringe. Se non si interviene con urgenza, il Lago di Albano rischia di trasformarsi in una distesa arida, un ricordo sbiadito di ciò che un tempo era un paradiso naturale. È necessario agire con determinazione: regolamentare l’uso delle risorse idriche, promuovere pratiche agricole sostenibili, monitorare costantemente il livello delle acque e, soprattutto, sensibilizzare la popolazione.
Patrimoni naturali da preservare
Ogni luogo caratteristico rappresenta una risorsa locale, un punto di richiamo turistico e, comunque un valore aggiunto per l’area dove insiste. La preservazione di tali patrimoni non può essere considerata un’opzione, ma piuttosto un dovere che pesa sulle amministrazioni e sull’intera comunità.
L’allarme è stato lanciato
Non possiamo permettere che il Lago di Albano diventi una vittima del nostro egoismo e della nostra negligenza. Serve un impegno collettivo, una volontà comune di proteggere ciò che ancora possiamo salvare. Solo così, forse, potremo restituire al lago il respiro che gli stiamo togliendo, e garantire che la sua bellezza non venga inghiottita dall’indifferenza.
Foto: ingv.it